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Elementi di Didattica | Articoli di supporto per elaborare percorsi di formazione tecnica

responsiveresponsiveTrasferire competenze nei nostri allievi deve essere inquadrata come un’esigenza che nasce dalla consapevolezza che una qualsiasi attività sportiva abbia bisogno di un’attenta attività programmatica al fine del raggiungimento reale di obiettivi specifici della disciplina che si vuole praticare. Insegnare il calcio sembrerebbe ai più una cosa alquanto facile considerando che si tratta, semplicemente, di colpire una palla con i piedi o di buttarsi a terra per effettuare una parata. I nostri giovani, sin da piccoli, si dilettano a dare calci ad un pallone, ma da qui ad insegnare calcio molta è la strada da percorrere e tanto il tempo in cui doversi applicare. Periodicamente raccoglierò dalla Rete articoli che evidenzino il raggiungimento di obiettivi attraverso la didattica, che possano essere di supporto al lavoro sul campo degli allenatori. responsive

L' 1vs1 del Portiere

Occupandoci quotidianamente delle dinamiche legate all’addestramento, in quanto uno dei cardini principali dell’allenamento giovanile, riteniamo di fondamentale importanza la scelta della filosofia di gioco che si desidera far attuare e la coerenza con la quale tutti gli allenatori si impegnano nel trasferirla negli atleti. Sara, quindi, decisivo il ruolo del responsabile tecnico che, attraverso momenti di condivisione e confronto con i propri collaboratori, diffonderà la filosofia scelta e, di conseguenza, la tipologia di portiere che si desidera rappresentare. La coerenza con la quale “l’idea comune” verrà trasmessa da parte di tutti allenatori ai portieri, permetterà questi ultimi di riconoscersi sempre nei principi conferitegli indipendentemente dalla categoria o dall’allenatore con il quale dovranno operare all’interno del club.

Occupandoci quotidianamente delle dinamiche legate all’addestramento, in quanto uno dei cardini principali dell’allenamento giovanile, riteniamo di fondamentale importanza la scelta della filosofia di gioco che si desidera far attuare e la coerenza con la quale tutti gli allenatori si impegnano nel trasferirla negli atleti.

Sara, quindi, decisivo il ruolo del responsabile tecnico che, attraverso momenti di condivisione e confronto con i propri collaboratori, diffonderà la filosofia scelta e, di conseguenza, la tipologia di portiere che si desidera rappresentare. La coerenza con la quale “l’idea comune” verrà trasmessa da parte di tutti allenatori ai portieri, permetterà questi ultimi di riconoscersi sempre nei principi conferitegli indipendentemente dalla categoria o dall’allenatore con il quale dovranno operare all’interno del club.

Nel calcio moderno l’1vs1 (attaccante contro portiere, nel nostro caso) è una situazione di gioco sempre più frequente quando decisiva. La volontà di comandare la partita attraverso il possesso palla e, quella di recuperarlo il prima possibile grazie a una pressione “in avanti”, portano spesso le squadre a trovarsi con numerosi giocatori coinvolti nel settore avanzato del campo. Tale atteggiamento, talvolta, espone gli 11 a rapidi ribaltamenti di fronte e/o contropiedi, che spesso si concludono con l’attaccante “liberato” davanti al portiere. Anche la fase di costruzione del gioco dal basso (sempre più diffusa) ha contribuito l’incremento del numero di 1vs1 che il portiere è chiamato a gestire. La perdita della palla nella propria metà campo da parte di chi costruisce il gioco, può infatti permettere agli avversari di attaccare ampi spazi liberi, arrivando verticalmente e rapidamente in area/ porta. Il calcio, infatti, È cambiato profondamente a tutte le latitudini con più squadre, senza alcuna distinzione tra “grandi” e “piccole”, che agiscono in tal modo. Di conseguenza, gli estremi difensori sono più spesso sollecitati nella difesa dello spazio, oltre che nel duello individuale con l’avversario.

Il duello

Nello specifico, l’1vs1 rappresenta una situazione complessa per le numerose informazioni che il numero uno deve elaborare per rispondere efficacemente e in tempi brevi al duello. Sono parecchi, infatti, I quesiti cui l’estremo difensore deve trovare risposta per agire al meglio: 

  • La lettura dei movimenti anche ingannevoli dell’attaccante in possesso di palla;
  • La distanza della sfera tra se e il portatore;
  • Quella tra sè e il pallone;
  • La zona di area di rigore in cui si svolge l’azione

Come può comportarsi il numero uno? Che tipo di intervento conviene adottare? Lavorando entrambi nel settore giovanile della Juventus, dove tutte le formazioni propongo un calcio offensivo, abbiamo analizzato tale situazione di giochi in maniera approfondita, in quanto, in media, il portiere del nostro club devono affrontare circa 1-2 situazioni di 1vs1 a partita. E non sono poche. Partendo da questo dato, quindi nasce l’esigenza di preparare gli estremi difensori al meglio per il duello individuale, ritenendone importante l’allenamento in tutta la fase evolutiva. 

Il tipo di intervento

Osservando le partite del panorama internazionale, è semplice distinguere diversi atteggiamenti che i portieri decidono di assumere per affrontare un 1vs1 con l’attaccante. Sono cinque le tipologie che possono essere scelte dai numero uno per interpretare il duello:

  • Uscita bassa;
  • Uscita a contrasto;
  • Uscita a muro;
  • Croce o blocco (e simili);
  • Mantenimento della posizione di attesa.

Uscita bassa

È un’azione tanto spettacolare quanto complessa in ambito sia tecnico sia tattico. Si verifica con un tuffo in avanti anticipando l’avversario in procinto di conquistare il pallone o di preparare un tiro. Tale azione del numero uno deve concludersi con il mantenimento del pallone.

Uscita contrasto

È un gesto che si verifica quando il portiere, in uscita bassa, arriva con le mani sul pallone contemporaneamente al piede dell’attaccante, cercando di mantenere il possesso della sfera malgrado appunto il contrasto. 

Uscita a muro

In questa situazione, invece, l’attaccante anticipa l’estremo difensore, che riesce comunque a opporre le proprie mani al tiro, appunto murandolo. Mettere le mani sulla palla nell’esatto momento in cui l’attaccante sta calciando o è leggermente in anticipo su portiere, è sicuramente un intervento di straordinario tempismo, determinazione e tecnica, che caratterizza e ha caratterizzato estremi difensori di ieri e di oggi. Tra questi ricordiamo Giorgio Ghezzi che negli anni 60 era appunto chiamato “kamikaze”, o altri più recenti come Lupatelli, che ne fece una sua caratteristica di gioco. Come non menzionare poi Buffon, che nell’esordio contro il Milan, lasciò increduli i giocatori avversari che lo videro piombare più volte ai loro piedi, sancendo così devi inserire la vera.

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di Daniele Borri e Stefano Baroncini

( Fonte ilnumero1.it )

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