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Elementi di Didattica | Articoli di supporto per elaborare percorsi di formazione tecnica

responsiveresponsiveTrasferire competenze nei nostri allievi deve essere inquadrata come un’esigenza che nasce dalla consapevolezza che una qualsiasi attività sportiva abbia bisogno di un’attenta attività programmatica al fine del raggiungimento reale di obiettivi specifici della disciplina che si vuole praticare. Insegnare il calcio sembrerebbe ai più una cosa alquanto facile considerando che si tratta, semplicemente, di colpire una palla con i piedi o di buttarsi a terra per effettuare una parata. I nostri giovani, sin da piccoli, si dilettano a dare calci ad un pallone, ma da qui ad insegnare calcio molta è la strada da percorrere e tanto il tempo in cui doversi applicare. Periodicamente raccoglierò dalla Rete articoli che evidenzino il raggiungimento di obiettivi attraverso la didattica, che possano essere di supporto al lavoro sul campo degli allenatori. responsive

Il portiere: gioco con i piedi sotto pressione

Portieri dai piedi buoni

Quando si dice “un lavoro fatto con i piedi”. Ormai è appurato che con la continua evoluzione del gioco, il portiere abbia dovuto ampliare le sue competenze: pur rimanendo prioritaria la sua mansione di guardiano della porta, è sempre più parte integrante nella costruzione del gioco dal basso da parte

di molte squadre, in particolare di chi vuol praticare un calcio, sì equilibrato, ma offensivo. Interessante è quindi capire cosa succeda in partita, in quale modo gli venga richiesto di gestire la palla e come durante le sedute di allenamento si possa pensare di creare esercitazioni funzionali, che andranno poi integrate attraverso il lavoro con la squadra-di reparto.

Partiamo da alcuni dati presenti nel testo L’evoluzione tecnico tattica del portiere da USA 1994 a Brasile 2015 di C. Filippi e L. Squinzani, a oggi probabilmente lo studio più completo fatto sul modello prestativo del portiere, attraverso un’approfondita analisi a 360°. Durante i Mondiali in Brasile, i numeri uno hanno giocato con i piedi il 45,32 % dei palloni sotto la pressione di almeno un avversario. Questo significa che, anche attraverso il cambiamento dell’atteggiamento tattico di alcune squadre (difendere alti in avanti, attraverso un pressing organizzato e un recupero palla veloce), i numeri uno hanno dovuto eseguire quasi il 50% delle giocate sotto pressione. Di queste, ben il 73,48 % sono statirilanci lunghi (di prima o dopo uno stop), a significare che sotto pressione non si vogliano prendere rischi inutili, ma anche che (soprattutto se parliamo di adulti), possano esistere giocate preordinate in queste situazioni. Al contrario, quando il numero uno ha deciso di giocare una palla medio-corta al compagno di squadra, questo è avvenuto senza pressione di un avversario per l’81,02 % delle volte, con poche giocate forzate.

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di Claudio Filippi e Luca Squinzani

( Fonte Il Numero1 )

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